Importanza delle alpi riguardo al clima del mediterraneo
La conformazione orografica del territorio come ben sappiamo, gioca un ruolo fondamentale a livello climatico.
Lo stesso identico argomento vale per il mediterraneo, che sottostando (in senso latitudinale) la catena alpina, viene sovente riparato da importanti masse d'aria fredda.
In genere quando vi è una discesa di aria fredda di origine polare - marittima dal nord Europa, l'area mediterranea ne resta "scoperta" grazie alla presenza delle alpi, l'umidità raccolta dal mare del nord o dal nord atlantico viene sta per l'effetto di sbarramento indotto dalle alpi.
Versante sopravvento:
La massa d'aria di umidità subisce una risalita forzata, poiché per valicare il versante alpino e certamente costretta a risalire, saturando in tal modo il vapore acqueo presente.
La temperatura diminuisce di circa 1/2°C ogni 100 metri di altezza (dal punto di saturazione del vapore acqueo), poiché la saturazione del vapore acqueo sprigiona calore latente che mantiene di conseguenza il calo termico più contenuto.
Versante sottovento:
La massa d'aria avendo sto tutta l'umidità presente lungo il versante opposto, ne risulta secca, in tal modo per proseguire si trova costretta a ridiscendere il versante sottovento.
La temperatura aumenta di 1°C ogni 100 metri di quota, poiché non essendoci saturazione del vapore acqueo, non vi è più il contributo termico indotto dal calore latente, dunque l'aumento termico maggiore con l'altezza, comporta ad avere temperature maggiori al suolo rispetto al versante soppravvento.

Ebbene in genere i venti associati ad un fronte freddo, spirano generalmente da ovest (se il fronte proviene prettamente da nord) o da sud-ovest (se il fronte proviene da nord ovest), in questo modo la catena alpina riesce a riparare il versante sud alpino dal fronte perturbato, poiché tutta l'umidità ad esso associata si riversa lungo quello nord alpino.
In queste occasioni, il fronte freddo si dilegua valicando la catena alpina per riproporsi quando l'aria fredda raggiunge il mediterraneo.
Il contrasto d'aria fredda che segue il fronte freddo, con un mare relativamente mite come quello del mediterraneo, sovente da vita ad una ciclogenesi, con un centro di bassa pressione che tende a crearsi nel mediterraneo centrale, dato che questa è l'area che viene prima interessata dal fronte.
Ciò provoca a sua volta un risucchio di aria dalle vallate alpine, provocando di conseguenza una diminuzione della pressione ridotta al livello del mare, mentre viceversa, lungo il versante opposto la pressione tende ad aumentare, aumento indotto dai venti che premono contro i versanti montuosi, il tutto fino a quando non si raggiunge il così
detto: punto critico, ossia fino a quando l'importante divario barico (anche superiore ai 10 hPa) tra i due versanti, non produce un'improvvisa ricaduta favonica.
I veloci venti che ridiscendono con forti raffiche lungo le vallate sud alpine, cercheranno di colmare il divario barico creatosi precedentemente e indotto dal passaggio del fronte freddo.
Se il fronte proviene da nord-ovest, possiamo dire che si ha una situazione piuttosto incerta, poiché da qui, basta una piccola variazione termica e barica di conseguenza, che improvvisamente il fronte avendo una provenienza seppur poco più occidentale, riesce a raccogliere umidità dal mediterraneo verso il pendio sud alpino, dunque improvvisamente anche il versante sottovento si trova scoperto dal fronte freddo.
In questi casi, l'area prima interessata dal sistema frontale diventa il mar Ligure, ecco perché in queste occasioni, molto spesso la ciclogenesi prende inizio nella parte occidentale del mediterraneo, sospingendo a sua volta aria caldo- umida dal mediterraneo verso il pendio sud alpino, che premendo contro di esso, provoca un effetto di sbarramento da sud (stau) e un effetto favonico oltralpe: in poche parole la situazione inversa alla precedente).


In genere una depressione centrata sul golfo Ligure richiama correnti sciroccali, che come venti caldi, hanno il potenziale di raccogliere maggior umidità.
Inizialmente i venti secchi provenienti dal deserto del Sahara, si alimentano di molta umidità dal mediterraneo avanzando verso nord, e quando incontrano la catena alpina, tutta l'umidità presente si riversa lungo il versante sud alpino, analogamente a quanto prima descritto nella situazione inversa, ricadendo come favonio lungo il versante nord alpino.
Possiamo affermare che le piogge più consistenti dovrebbero verificarsi teoricamente lungo il versante sud alpino essendo esposto a masse d'aria più calda, dunque avente una concentrazione del vapore acqueo generalmente superiore, mentre il versante nord alpino essendo più esposto alle masse d'ara fredda, è più soggetto a nevicate durante i mesi invernali (ma evidentemente non è sempre così).
Talvolta le nevicate più importanti si verificano lungo il versante sud delle alpi, in presenza di una depressione mediterranea, dunque le intense e incessanti precipitazioni che sovente interessano in queste occasioni le vallate sud alpine, favorendo un abbassamento delle temperature e di conseguenza del limite delle te che varia molto a seconda dell'intensità delle precipitazioni.
L'abbassamento delle temperature sovente è innescato comunque principalmente dalla presenza di aria fredda continentale che scorre negli strati bassi della troposfera in presenza di un centro anticiclonico sull'Europa orientale, producendo in tal modo sacche di resistenza, ossia masse d'aria fredda che resta imprigionata per giorni dalla catena alpina, sopra le pianure del nord-ovest italico.
Ciò può portare fino a 1 metro di neve in un sol giorno, rendendo così l'idea di quanto possano essere abbondanti le precipitazioni anche in pieno inverno.
Viceversa al nord, nevicate di tale portata in genere non si verificano anche se a sua volta con evidente maggior frequenza.
Un evento analogo avviene anche con gli Appennini, anche se in maniera meno evidente, infatti il centro di bassa pressione centrato nel mediterraneo centrale, che a sua volta è generato e alimentato dalla discesa di aria fredda dal nord Europa, richiama lungo il proprio fianco settentrionale aria fredda di ordine polare - continentale dai Balcani.
In inverno si parla di aria molto fredda e secca, in grado comunque di raccogliere umidità dal mar adriatico per poi scaricarla lungo il versante adriatico grazie anche in questo caso ad un effetto di sbarramento da est.
Ecco perché il versante adriatico è quello più favorevole a nevicate, mentre viceversa, il versante tirrenico è più soggetto a precipitazioni frequenti, in quanto i tiepidi venti occidentali che più tipicamente si riscontrano alle nostre medie latitudini, raccolgono un maggior tasso di umidità, scaricandola a loro volta lungo il versante sopravvento sempre per effetto di sbarramento indotto dalla catena appenninica.

In estate comunque le cose possono cambiare, il fronte freddo in discesa dal nord Europa in questo caso, entrando in contrasto con l'aria calda presente al suolo, produce una depressione già sull'Italia settentrionale, innescando in questo modo violenti temporali nella parte centrale e orientale della valpadana (Lombardia e veneto).
Il tutto è favorito dai venti di favonio, che discendendo le vallate alpine, innalzano l'aria calda presente in val padana con forza, sviluppando in tal modo come spesso accade in queste occasioni, un fronte temporalesco (squall linee) anche intenso e composto da multicelle o supercelle temporalesche.
Tutto ciò serve a rendere l'idea in che modo la catena alpina possa influenzare molto il clima dell'area mediterranea.
Dobbiamo comunque tener conto che la parte composta dalle montagne più elevate risiede nella parte centrale e occidentale della catena alpina, ecco perché la parte occidentale della valpadana resta maggiormente riparata dal aria fredda proveniente da nord (fohn), contrariamente alla parte orientale della valpadana che ne resta comunque in parte soggetta.
La parte centro occidentale della catena alpina infatti appare più netta e composta da montagne più elevate in grado di bloccare maggiormente le masse d'aria fredda provenienti da nord, mentre la parte orientale essendo composta da montagne lievemente più basse, ne bloccano l'aria fredda in minor misura, ecco perché un fronte freddo in discesa dal nord Europa generalmente tocca principalmente e primariamente la parte orientale della valpadana e il versante adriatico, grazie ai venti che da nord o nord-ovest generalmente seguono questa tipologia di sistema frontale.
L'esondazione del fiume PO dopo l'esondazione dei grandi laghi pre Alpini:
Parlando di alluvioni, forse qualcuno si sarà già chiesto sentendo al telegiornale che dopo una grave alluvione avvenuta in Ticino, la piena del PO non arriva contemporaneamente al periodo di alluvione, ma bensì dopo alcune settimane.
Il motivo di ciò, per ciò che concerne il lago maggiore: sta nel fatto che le acque vengono "bloccate" a fondo Foce, uno scorrimento delle acque regolato da una diga.
In genere le esondazioni dei fiumi del nord Italia, tanto dipendono dall'andamento pluviometro che si può registrare qui a ridosso delle alpi.
In riferimento alla grande alluvione del ottobre 2000, dopo prolungate piogge torrenziali, che provocarono il rigonfiamento "pauroso" dei grossi corsi fluviali, questi si riversarono nel lago maggiore, provocandone un esondazione.
La superficie d'acqua si innalzò di parecchi metri, allagando Locarno, Ascona e tutto il piano di magadino.
Intanto le piogge dopo una settimana continuarono a cadere incessanti, a salvare letteralmente la situazione, fu un abbassamento delle temperature e di conseguenza del limite delle te, grazie a questo fattore, ne diminuì la portata delle acque a valle.
Le dighe tennero la grossa pressione indotte dal fatto che entrava più acqua di quel che ne usciva, ecco perchè quella alluvione fece paura.
Quando i quantitativi di acqua provenienti dai corsi fluviali, diminuirono gradualmente, favorito da un periodo di qualche giorno di tregua, aprirono le diga a Fondo Foce, che aumentandone la portata d'acqua del fiume Ticino, abbasso gradualmente il livello del lago maggiore.
Il fiume Ticino attraversa il piano di magadino nel cantone Svizzero, per ripartire da Fondo Foce in fondo al lago maggiore e infine sfociare nel fiume Po.

Come potete constatare, tutti i corsi fluviali provenienti dallo sparti acque alpino, sfociano nel Po nord italico.
Le grandi esondazioni dei fiumi del nord Italia, in definitiva non dipendono tanto dalle precipitazioni li presenti, ma bensì dalle abbondanti precipitazioni che in tempi di alluvioni, si riversano per giorni o settimane, lungo le vallate del versante sud alpino, che gonfiando grossi corsi fluviali, si riversano a loro volta nel fiume Po.
Il fatto che la piene principale del Po si verifichi anche dopo settimane dall'alluvione vera e propria, sta dunque nel fatto che sovente tutto il processo viene regolato e controllato grazie all'ausilio delle dighe che in genere costeggiano le estremità dei grandi laghi prealpini, ciò viene fatto per ovvie ragioni di sicurezza e per limitare il più possibile ingenti danni per la Valpadana.
Le alluvioni peggiori comunque no come quella che avvenne il 2000, poiché questo genere di alluvioni possono essere previste con un certo anticipo, e la situazione derivante può essere meglio gestita.
Le alluvioni peggiori sono quelle che si verificano improvvisamente, senza alcun anticipo, non lasciando in tal modo via di scampo.
Fu appunto il caso della grande alluvione del 1978, quando un diluvio di una notte procurò lo straripamento di molti grossi corsi fluviali: un evento che qui è rimasto indelebile a tutti.
Fortunatamente questi eventi di tale portata si verificano assai raramente e da li a questa parte si sono presi importanti accorgimenti onde evitare che si verifichino eventi tanto catastrofici.
Da tutto ciò ne consegue che la catena alpina non ha importanza per il nord Italia, solo dal punto di vista climatico, ma certamente anche dal punto di vista idrico.
Anche un inverno particolarmente nevoso seguito da una primavera piuttosto mite, può comportare a questo genere di
eventi: ossia la piena del Po con un meccanismo analogo a quello descritto qui sopra, che nei casi peggiori esonda allagando le pianure circostanti.